Noi poeti laureati quando incontriamo poeti diplomati vinciamo facile

La storia del cinema nei film

*Poesia nella quale il poeta affronta esami onirici con profitto alterno

Ho fatto un sogno
in cui ero un regista e facevo un gran bel film

nel film ero uno studioso di storia del cinema
e facevo un concorso di studiosi di storia del cinema
e a un certo punto
c’era una specie di interrogatorio esame
e il professorone mi chiedeva di me, di me regista
e io sapevo tutto
e pensavo ma guarda tu che culo, che m’ha chiesto di me
e facevo una gran figura sulle opere giovanili
e mi stavano per dare il premio
quando poi il maledetto mi chiede
ma dimmi qualcosa sulle opere tarde
su quell’ultimo film, magari, quello dello studioso all’interrogatorio esame
e io andavo spedito e spiegavo tutto bene
che tanto l’avevo appena visto, nel mio sogno, quel gran film
e poi lui mi diceva
ma come finisce poi, sto film, chi lo vince il concorsone degli studiosi del cinema?
Merda, penso, questo che ne so,
e allora azzardo “io?”, e lui “no, ma figuriamoci
bocciato,  fatti fottere, ucciditi, cucù”.

Mi son svegliato ansioso matto
e t’ho chiamata al cellulare
tu mi hai detto che è successo?
niente, che ora è, le duevventotto? ora sto bene
ho fatto collassare la storia del cinema,
ma ora sto bene, ma senti

ma tu lo sapevi che non esiste la storia del cinema nei film?
e ascolta, un’altra cosa,
ti perdòno, davvero, se non c’eri
quando non mi conoscevi.

1 week ago il 12 di November del 2009 alle 5:43 | Permalink

I buchetti della gì

*Poesia nella quale il poeta prende una matita e scarabocchia le donne

A me dei libri
la cosa che mi piace
è il bianco in mezzo alle parole
i buchetti della bì, della o e della gì, che ne ha due

per questo quando ho un foglio
con sopra le parole
io riempio i buchetti delle lettere, per bene
fino a che vien su una frase
con le lettere tutte piene

si legge uguale, la frase, dico
si capisce

le donne invece, mica, i buchetti della gì

le donne invece dopo
non si capisce niente.

1 week ago il 11 di November del 2009 alle 12:01 | Permalink

Amoreterno

*Poesia nella quale il poeta oppone al mero realismo di una temporalità presunta, cazzi

Vabbè hai detto cazzi
io mi sa che muoio
mica lo decido io, ma guarda
non per deluderti, per fare il grosso
ma mi sa che muoio
tra cent’anni, mille, dopo
ma secondo me, io dopo muoio.

Ma per convenzione, facciamo una cosa
facciamo che lo sappiamo solo noi
diciamo amore eterno
amore immenso, eterno, boreale, amore cazzi

e se ti chiedono, se indagano
dì pure amore eterno, sconfinato, amore cazzi
vai tranquilla

tanto guarda, sull’eterno
son sicuro
non controllano mica.

1 week ago il 10 di November del 2009 alle 14:07 | Permalink

Ma cos'hai

*Poesia nella quale il poeta si sbraca in un vittimismo davvero sorprendente

Non ho molta voglia oggi
non ho voglia, no
non ho voglia di fare cose
di lavorare poi
no no, non ho voglia per nulla
sto qui
non vado nemmeno a pisciare
me la tengo fino a che non si solidifica
o sublima
e diventa altro, tipo residui che si eliminano coi pori, col sudore
Non ho voglia e non mi alzo da qui
poi domani faccio tutto con calma
anche la piscia
o l’eliminazione di essa tramite pori, a qual punto
e tu non venirmi a trovare
non telefonarmi nemmeno
siamo già al telefono?
fa conto che tu stia leggendo queste mie
presso il televideo regionale
io non te le sto nemmeno dicendo
poiché non ho voglia
va bene?

Non va bene?
adesso allora mi alzo
sì dai mi alzo
ora mi alzo e vado di là, in cucina
sì sì, vado subito
mi sto già alzando
ora vado di là
e vado a vedere se ho chiuso il gas
certo
vado in cucina
e faccio la cacca sul tavolo
in un angolo
bella
una cacca plastica
e ci infilzo gli stuzzicadenti sopra, con le bandierine del giappone, del ghana e del nepal
e poi nemmeno mi risiedo
sto là
in piedi, a fare le cose, un sacco di cose
guarda, se avessi tutta quella roba che serve, mi metterei a stirare
o a ricamare quadretti di ambientazione alpina sui tovagliolini
magari dei poggiacacca di merletto
con i forellini per far uscire le bandierine, sopra.

Ma darti una ragione, spiegarti il perché, il per cosa, le madonne
oggi, proprio voglia zero.

2 weeks ago il 5 di November del 2009 alle 12:00 | Permalink

Popoli e virtute

*Poesia nella quale il poeta riesce a insultare con rammarico un’intera etnia e una buona metà di un paese sovrano

E gli afroamericani?
gli americani entrati nel secondo tempo al posto degli indiani
che c’avevano il bronx e le facce arrabbiatissime
i negri americani che ci dovevamo fare la rivoluzione
che era già tutto pronto?
Eh?
Loro, niente, ho visto su emtivì
culi grassi e vacche truccate,

niente, andati a merdo
mi sa
scarti di lavorazione
degli hambù.

2 weeks ago il 4 di November del 2009 alle 12:08 | Permalink

Il gelato pipa - II

*Poesia nella quale il poeta esce da un brutto giro di armi e droga con mezzi propri

Ero spensierato e felice nell’ottantatre
governo Fanfani, scudetto alla Roma
e mi compravo il gelato pipa
la mattina quando giocavo o nel primo pomeriggio, quando giocavo
sotto all’albero di albicocche

mi compravo il gelato pipa
con i soldi sottratti alla camorra
da mia madre
che li metteva nel borsellino.
Li sottraeva alla camorra sfuggendo all’agguato dei portoricani della banda di Marques
e li metteva nel borsellino.

La camorra poi m’ha preso lo stesso
e mi ha consegnato alla banda dei portoricani di Marques
è successo a quindici anni
durante un’interrogazione di latino

ho dovuto riconsegnare i soldi dei gelati pipa
con gli interessi
per finanziare un brutto giro di armi e droga
ma a quel punto,
nell’ottantanove,
governo  De Mita, scudetto all’Inter,
pipa o non pipa,
ecco che con le seghe c’eravamo già.

2 weeks ago il 4 di November del 2009 alle 11:34 | Permalink

Il gelato pipa

*Poesia nella quale il poeta rimembra i tempi suoi innocenti e fuggitivi, impersonando uno stato neutrale tipo la svizzera

La proiezione della felicità col sole
è il gelato pipa.
Essenziale, algido, sintetico.
O Eldorado, forse.
Io lo acquistavo nell’ottantatre
governo Fanfani, scudetto alla Roma

lo acquistavo e lo succhiavo dalla fessuretta del manico
ma solo alla fine
quando si era sciolto il rimasuglio
e suggendo facevo fiù
con la bocca.

Ero spensierato e felice nell’ottantatre
governo Fanfani, scudetto alla Roma
e mi compravo il gelato pipa
la mattina quando giocavo o nel primo pomeriggio, quando giocavo
sotto all’albero di albicocche

mi compravo il gelato pipa
con i soldi sottratti alla camorra
da mia madre
che li metteva nel borsellino.
Li sottraeva alla camorra sfuggendo all’agguato dei portoricani della banda di Marques
e li metteva nel borsellino.

Poi li dava a me
che ci compravo il gelato pipa.

Io però non lo dovevo sapere da dove venivano quei soldi pericolosi sporchi di sangue.
Infatti sicuramente mi faceva firmare un foglio con scritto
che non avrei saputo da dove venivano quei soldi maledetti del borsellino.
E poi mi faceva disattivare la memoria di quella cosa
praticandomi un’iniezione nelle chiappe
per non mettermi in pericolo
nei confronti dei camorristi di Salvatore Zarimma detto “o’ pisciataro”.

Quando mangiavo il gelato pipa
toglievo il coperchio a cappellino
e col cucchiaino scavavo piano per farmelo durare

madonna santissima quant’ero spensierato
col gelato pipa in mano, nell’ottantatre
a sapere che avevo firmato quel foglio.

2 weeks ago il 3 di November del 2009 alle 12:28 | Permalink

Io non uso pantofole chiuse o del socialismo reale

*Poesia nella quale il poeta si reca in villeggiatura presso i palazzoni razionali di Berlino Est, sul lungomare di Berlino Est

Io non uso pantofole chiuse
perché so che in fondo vanno a perdersi le briciole
non uso pantofole chiuse per difendermi il piede
appena alzato, assonnato, paffuto
un piede sbattente l’alluce contro uno sfruguglìo di briciole indecenti
e non vado nei mari pericolosi
quelli che non si vede il fondo
o che si vede
ma sotto non c’è la sabbia piatta, ma rocce, pietre
verdura
perché ho sempre il timore che da dietro quelle cose misteriose
escano fuori animali mollicci
dentati magari
roba naturale
in grado di fare cose per le quali la natura le ha insegnate
pungere mordere ungere schifare
uso le ciabatte estive anche d’inverno
quelle da mare, di gomma dura
aperte davanti e dietro
dominabili con uno sguardo fin nelle fessure
e faccio il bagno nel mare con il fondo piatto, di sabbia
con il fondo che si vede da sopra al pelo dell’acqua
si vede ma è come se non ci fosse perché è uguale sempre
piatto e sabbioso, senza possibilità diverse
ciottoli con dietro creature, meduse celate, sgorbi
faccio il bagno in un  mare sovietico
illiberale, giusto
anche senza ciabatte
a piedi nudi, interi, non sbriciolati
e posso concentrarmi sull’acqua
l’acqua che è il mare.

E con gli sgorbi misteriosi, se vi piace
parlateci voi.

3 weeks ago il 30 di October del 2009 alle 12:53 | Permalink

Tu mi chiedi se sono geloso

*Poesia nella quale il poeta sfida la sorte a morra utilizzando la femmina come montepremi

Tu mi chiedi se sono geloso
lo sono.

Se tu vai a fare le cose di sessualità con altri
infilare pezzi di carne altrui
dentro le nostre cose
a me va bene.

Anzi
se mi vuoi proprio bene di amore estremo
devi provarli tutti gli uomini
gli uomini che non sono io
i belli, i brutti, i vecchi
e anche i  morti.

Puoi suddividerli per annate o per colore dei capelli
e provarli in successione
farci delle vite di prova e presentarli ai tuoi genitori
o ai tuoi genitori di prova
inventati loro pure per una genealogia sperimentale

puoi farti portare dei fiori
dai vecchi, dai belli, dai morti
farti portare dei crisantemi.
Se serve facciamo anche creature di fantasia
e tu le provi

uomini di nome giovanni con la faccia e la tristezza di un sebastiano
uomini con zigomi velenosi e panni stesi tra le costole
e con peni a coniglietto
di gomma di cera.

Magari fai un foglio excel
e ti annoti tutti gli uomini
e segni di ognuno quanto schifo fa e che ribrezzo
e lo confronti a me che ho il valore non modificabile
nella cella ZY29

e bada bene a non tralasciarne nemmeno uno
perché se quello tralasciato tu non lo provi
io sono geloso
gelosissimo
e resto col dubbio
e ti odio per sempre

perché tu
chissà che idee stupide potresti farti
della sua ipotetica sessualità
del suo accattivante modo di fare
della sua capacità di stare in mezzo alla gente
e di ascoltarti quando hai da dire

e magari finisci per farci fantasie notturne e giochi di immaginazione
e sporche polluzioni di modesta felicità
sbagliate, col resto
basate su evidentissimi errori di ragionamento

mentre invece
controlla al  TK38, allo Z11, al B90
quell’uomo che non ti guarda
vai e provalo e fammi un cenno con le palpebre
sbattile senza che ti veda per farmi capire
quant’è stupido farmi l’amore
dove non sono io.

3 weeks ago il 28 di October del 2009 alle 12:38 | Permalink

La più brutta dell'universo

*Poesia nella quale il poeta si concede, innocente e speranzoso, alle bruttezze accattivanti del suo làif

Ma quanto sei brutta?

ma davvero, quanto cazzo sei brutta??
ma hai provato a diminuire il contrasto?
C’è uno strumento di photoshop che ti toglie gli occhi rossi
Prova a cavarti gli occhi rossi almeno, che ti devo dire
No, davvero
sei brutta da far schifo, una roba vomitevole
ma nemmno i cani fracichi e bagnati
una cosa come te.
Sei brutta poi mica solo per l’esterno
sei brutta i renofegati
il cuore
e l’ombelico,  anche da dentro
lo sputo che tu sputi è brutto come il merdo
sei brutta che non ti si può guardare
pensa che una volta
sei stata così la più brutta dell’universo che hai provocato un incidente
e i curiosi si fermavano solo a vomitarsi addosso
con una mano sul gardrèil.
Sei brutta come le poesie di d’annunzio lette da fraccazzo
sei brutta che non te lo so dire
sei un’idea brutta pensata da un dio malvagio e vendicativo.

Per quello se mi lasci ti prometto
che non ci resto per niente male.

Ma io lo dico per te,
mica ti conviene.

1 month ago il 21 di October del 2009 alle 4:59 | Permalink