*Poesia nella quale il poeta affronta esami onirici con profitto alterno
Ho fatto un sogno in cui ero un regista e facevo un gran bel film
nel film ero uno studioso di storia del cinema e facevo un concorso di studiosi di storia del cinema e a un certo punto c’era una specie di interrogatorio esame e il professorone mi chiedeva di me, di me regista e io sapevo tutto e pensavo ma guarda tu che culo, che m’ha chiesto di me e facevo una gran figura sulle opere giovanili e mi stavano per dare il premio quando poi il maledetto mi chiede ma dimmi qualcosa sulle opere tarde su quell’ultimo film, magari, quello dello studioso all’interrogatorio esame e io andavo spedito e spiegavo tutto bene che tanto l’avevo appena visto, nel mio sogno, quel gran film e poi lui mi diceva ma come finisce poi, sto film, chi lo vince il concorsone degli studiosi del cinema? Merda, penso, questo che ne so, e allora azzardo “io?”, e lui “no, ma figuriamoci bocciato, fatti fottere, ucciditi, cucù”.
Mi son svegliato ansioso matto e t’ho chiamata al cellulare tu mi hai detto che è successo? niente, che ora è, le duevventotto? ora sto bene ho fatto collassare la storia del cinema, ma ora sto bene, ma senti
ma tu lo sapevi che non esiste la storia del cinema nei film? e ascolta, un’altra cosa, ti perdòno, davvero, se non c’eri quando non mi conoscevi.
*Poesia nella quale il poeta prende una matita e scarabocchia le donne
A me dei libri la cosa che mi piace è il bianco in mezzo alle parole i buchetti della bì, della o e della gì, che ne ha due
per questo quando ho un foglio con sopra le parole io riempio i buchetti delle lettere, per bene fino a che vien su una frase con le lettere tutte piene
si legge uguale, la frase, dico si capisce
le donne invece, mica, i buchetti della gì
le donne invece dopo non si capisce niente.
*Poesia nella quale il poeta oppone al mero realismo di una temporalità presunta, cazzi
Vabbè hai detto cazzi io mi sa che muoio mica lo decido io, ma guarda non per deluderti, per fare il grosso ma mi sa che muoio tra cent’anni, mille, dopo ma secondo me, io dopo muoio.
Ma per convenzione, facciamo una cosa facciamo che lo sappiamo solo noi diciamo amore eterno amore immenso, eterno, boreale, amore cazzi
e se ti chiedono, se indagano dì pure amore eterno, sconfinato, amore cazzi vai tranquilla
tanto guarda, sull’eterno son sicuro non controllano mica.
*Poesia nella quale il poeta si sbraca in un vittimismo davvero sorprendente
Non ho molta voglia oggi non ho voglia, no non ho voglia di fare cose di lavorare poi no no, non ho voglia per nulla sto qui non vado nemmeno a pisciare me la tengo fino a che non si solidifica o sublima e diventa altro, tipo residui che si eliminano coi pori, col sudore Non ho voglia e non mi alzo da qui poi domani faccio tutto con calma anche la piscia o l’eliminazione di essa tramite pori, a qual punto e tu non venirmi a trovare non telefonarmi nemmeno siamo già al telefono? fa conto che tu stia leggendo queste mie presso il televideo regionale io non te le sto nemmeno dicendo poiché non ho voglia va bene?
Non va bene? adesso allora mi alzo sì dai mi alzo ora mi alzo e vado di là, in cucina sì sì, vado subito mi sto già alzando ora vado di là e vado a vedere se ho chiuso il gas certo vado in cucina e faccio la cacca sul tavolo in un angolo bella una cacca plastica e ci infilzo gli stuzzicadenti sopra, con le bandierine del giappone, del ghana e del nepal e poi nemmeno mi risiedo sto là in piedi, a fare le cose, un sacco di cose guarda, se avessi tutta quella roba che serve, mi metterei a stirare o a ricamare quadretti di ambientazione alpina sui tovagliolini magari dei poggiacacca di merletto con i forellini per far uscire le bandierine, sopra.
Ma darti una ragione, spiegarti il perché, il per cosa, le madonne oggi, proprio voglia zero.
*Poesia nella quale il poeta riesce a insultare con rammarico un’intera etnia e una buona metà di un paese sovrano
E gli afroamericani? gli americani entrati nel secondo tempo al posto degli indiani che c’avevano il bronx e le facce arrabbiatissime i negri americani che ci dovevamo fare la rivoluzione che era già tutto pronto? Eh? Loro, niente, ho visto su emtivì culi grassi e vacche truccate,
niente, andati a merdo mi sa scarti di lavorazione degli hambù.
*Poesia nella quale il poeta esce da un brutto giro di armi e droga con mezzi propri
Ero spensierato e felice nell’ottantatre governo Fanfani, scudetto alla Roma e mi compravo il gelato pipa la mattina quando giocavo o nel primo pomeriggio, quando giocavo sotto all’albero di albicocche
mi compravo il gelato pipa con i soldi sottratti alla camorra da mia madre che li metteva nel borsellino. Li sottraeva alla camorra sfuggendo all’agguato dei portoricani della banda di Marques e li metteva nel borsellino.
La camorra poi m’ha preso lo stesso e mi ha consegnato alla banda dei portoricani di Marques è successo a quindici anni durante un’interrogazione di latino
ho dovuto riconsegnare i soldi dei gelati pipa con gli interessi per finanziare un brutto giro di armi e droga ma a quel punto, nell’ottantanove, governo De Mita, scudetto all’Inter, pipa o non pipa, ecco che con le seghe c’eravamo già.
*Poesia nella quale il poeta rimembra i tempi suoi innocenti e fuggitivi, impersonando uno stato neutrale tipo la svizzera
La proiezione della felicità col sole è il gelato pipa. Essenziale, algido, sintetico. O Eldorado, forse. Io lo acquistavo nell’ottantatre governo Fanfani, scudetto alla Roma
lo acquistavo e lo succhiavo dalla fessuretta del manico ma solo alla fine quando si era sciolto il rimasuglio e suggendo facevo fiù con la bocca.
Ero spensierato e felice nell’ottantatre governo Fanfani, scudetto alla Roma e mi compravo il gelato pipa la mattina quando giocavo o nel primo pomeriggio, quando giocavo sotto all’albero di albicocche
mi compravo il gelato pipa con i soldi sottratti alla camorra da mia madre che li metteva nel borsellino. Li sottraeva alla camorra sfuggendo all’agguato dei portoricani della banda di Marques e li metteva nel borsellino.
Poi li dava a me che ci compravo il gelato pipa.
Io però non lo dovevo sapere da dove venivano quei soldi pericolosi sporchi di sangue. Infatti sicuramente mi faceva firmare un foglio con scritto che non avrei saputo da dove venivano quei soldi maledetti del borsellino. E poi mi faceva disattivare la memoria di quella cosa praticandomi un’iniezione nelle chiappe per non mettermi in pericolo nei confronti dei camorristi di Salvatore Zarimma detto “o’ pisciataro”.
Quando mangiavo il gelato pipa toglievo il coperchio a cappellino e col cucchiaino scavavo piano per farmelo durare
madonna santissima quant’ero spensierato col gelato pipa in mano, nell’ottantatre a sapere che avevo firmato quel foglio.
*Poesia nella quale il poeta si reca in villeggiatura presso i palazzoni razionali di Berlino Est, sul lungomare di Berlino Est
Io non uso pantofole chiuse perché so che in fondo vanno a perdersi le briciole non uso pantofole chiuse per difendermi il piede appena alzato, assonnato, paffuto un piede sbattente l’alluce contro uno sfruguglìo di briciole indecenti e non vado nei mari pericolosi quelli che non si vede il fondo o che si vede ma sotto non c’è la sabbia piatta, ma rocce, pietre verdura perché ho sempre il timore che da dietro quelle cose misteriose escano fuori animali mollicci dentati magari roba naturale in grado di fare cose per le quali la natura le ha insegnate pungere mordere ungere schifare uso le ciabatte estive anche d’inverno quelle da mare, di gomma dura aperte davanti e dietro dominabili con uno sguardo fin nelle fessure e faccio il bagno nel mare con il fondo piatto, di sabbia con il fondo che si vede da sopra al pelo dell’acqua si vede ma è come se non ci fosse perché è uguale sempre piatto e sabbioso, senza possibilità diverse ciottoli con dietro creature, meduse celate, sgorbi faccio il bagno in un mare sovietico illiberale, giusto anche senza ciabatte a piedi nudi, interi, non sbriciolati e posso concentrarmi sull’acqua l’acqua che è il mare.
E con gli sgorbi misteriosi, se vi piace parlateci voi.
*Poesia nella quale il poeta sfida la sorte a morra utilizzando la femmina come montepremi
Tu mi chiedi se sono geloso lo sono.
Se tu vai a fare le cose di sessualità con altri infilare pezzi di carne altrui dentro le nostre cose a me va bene.
Anzi se mi vuoi proprio bene di amore estremo devi provarli tutti gli uomini gli uomini che non sono io i belli, i brutti, i vecchi e anche i morti.
Puoi suddividerli per annate o per colore dei capelli e provarli in successione farci delle vite di prova e presentarli ai tuoi genitori o ai tuoi genitori di prova inventati loro pure per una genealogia sperimentale
puoi farti portare dei fiori dai vecchi, dai belli, dai morti farti portare dei crisantemi. Se serve facciamo anche creature di fantasia e tu le provi
uomini di nome giovanni con la faccia e la tristezza di un sebastiano uomini con zigomi velenosi e panni stesi tra le costole e con peni a coniglietto di gomma di cera.
Magari fai un foglio excel e ti annoti tutti gli uomini e segni di ognuno quanto schifo fa e che ribrezzo e lo confronti a me che ho il valore non modificabile nella cella ZY29
e bada bene a non tralasciarne nemmeno uno perché se quello tralasciato tu non lo provi io sono geloso gelosissimo e resto col dubbio e ti odio per sempre
perché tu chissà che idee stupide potresti farti della sua ipotetica sessualità del suo accattivante modo di fare della sua capacità di stare in mezzo alla gente e di ascoltarti quando hai da dire
e magari finisci per farci fantasie notturne e giochi di immaginazione e sporche polluzioni di modesta felicità sbagliate, col resto basate su evidentissimi errori di ragionamento
mentre invece controlla al TK38, allo Z11, al B90 quell’uomo che non ti guarda vai e provalo e fammi un cenno con le palpebre sbattile senza che ti veda per farmi capire quant’è stupido farmi l’amore dove non sono io.
*Poesia nella quale il poeta si concede, innocente e speranzoso, alle bruttezze accattivanti del suo làif
Ma quanto sei brutta?
ma davvero, quanto cazzo sei brutta?? ma hai provato a diminuire il contrasto? C’è uno strumento di photoshop che ti toglie gli occhi rossi Prova a cavarti gli occhi rossi almeno, che ti devo dire No, davvero sei brutta da far schifo, una roba vomitevole ma nemmno i cani fracichi e bagnati una cosa come te. Sei brutta poi mica solo per l’esterno sei brutta i renofegati il cuore e l’ombelico, anche da dentro lo sputo che tu sputi è brutto come il merdo sei brutta che non ti si può guardare pensa che una volta sei stata così la più brutta dell’universo che hai provocato un incidente e i curiosi si fermavano solo a vomitarsi addosso con una mano sul gardrèil. Sei brutta come le poesie di d’annunzio lette da fraccazzo sei brutta che non te lo so dire sei un’idea brutta pensata da un dio malvagio e vendicativo.
Per quello se mi lasci ti prometto che non ci resto per niente male.
Ma io lo dico per te, mica ti conviene.
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