Telobevitù
Occhi belli che dietro strumenti di fotosciòp
per forza, mi dico, ché natura da sola,
ma nemmeno fosse partita con l’evoluzione
da guidoguinizzelli.
Occhi profondi e alteri, di donna conturbante
non come le commesse delle farmacie
che alla sisley non le vedrai mai, causa odio
e puzza di vivincì.
Occhi che non sento, ma che appuro
con il frastuono delle note giovanili e tarde
e che mi lasciano ebetito, oltre un bancone luccicante
che all’ikea, mai.
Occhi che io cerco, e afferro, infine
no, nessun destino, né storia d’odiamore travagliato
solo, appena questo, oh meretricio d’una schiava
“tualét t’avevo chiesto, non fernét”.