Noi poeti laureati quando incontriamo poeti diplomati vinciamo facile

Telobevitù

Occhi belli che dietro strumenti di fotosciòp
per forza, mi dico, ché natura da sola,
ma nemmeno fosse partita con l’evoluzione
da guidoguinizzelli.

Occhi profondi e alteri, di donna conturbante
non come le commesse delle farmacie
che alla sisley non le vedrai mai, causa odio
e puzza di vivincì.

Occhi che non sento, ma che appuro
con il frastuono delle note giovanili e tarde
e che mi lasciano ebetito, oltre un bancone luccicante
che all’ikea, mai.

Occhi che io cerco, e afferro, infine
no, nessun destino, né storia d’odiamore travagliato
solo, appena questo, oh meretricio d’una schiava
“tualét t’avevo chiesto, non fernét”.

3 years ago il 11 di May del 2009 alle 16:02 | Permalink