Chi morde e chi ingoia
*Poesia nella quale il poeta distribuisce i compiti alle cose cannibali e a quelle mangiate
Gli occhi dovrebbero guardare altri occhi
soltanto
i calci scalciare altri calci
i pugili dar pugni sui pugni, alle nocche,
le bocche mangiare le bocche
così, come è giusto
coi denti
si masticherebbero denti, e lingue leccherebbero lingue
ogni trasgressione sarebbe severamente punita
metteremmo su un comitato di saggi
i probiviri, potremmo chiamarli
e punirebbero ogni abuso, ogni vergognosa contaminazione
bocche che mangiano pane, labbra che baciano mani, mani che prendono occhi
occhi che, di nascosto, scrutano labbra che baciano occhi
e i trasgressori, li metteremmo in galera a scontare la pena
e in questo sarebbero pena essi stessi, altrimenti sarebbe sbagliato
di fuori un ordine rigorosissimo
sarebbe bellissimo
ciascuno sapendo le cose da fare
leccare le lingue, abbracciare gli abbracci, picchiare fortissimo manganelli e bastoni
sparare pistole, sputare agli sputi che sputano sangue,
e sangue alle bocche che mangiano cuori
e polmoni che pòlmano polmi sbuffando sudore
di aria, ossigeno e fiati di rose
che pungono rose
morte d’amore per cose incredibili, fatti di sangue, di lotta, di pianti
pianto che bagna non occhi, ma pianti
e gli occhi saprebbero, ma non farebbero nulla
fisserebbero occhi, impotenti, per ore
e di sotto la bocca mangerebbe la bocca
masticando le labbra, i denti
e la carne scoperta che brucia la carne
masticando la bocca, se stessa, quell’altra,
mischiando la lingua tra i denti,
senza distinguere chi morde e chi ingoia
una roba di incastri e di bocche ferite
di sangue che cola sul sangue che impasta
di baci che, con le bocche distrutte
continuerebbero a fare solo il loro dovere.